E se invece

il solito casino dei vicini mi ha svegliato anzitempo anche questa mattina e mi ha fatto pensare a una cosa.

“e se invece di licenziami fossi rimasto da IL PORCO, come sarebbe stata la mia vita?”.

sorrido, davanti allo specchio del bagno, ripetendomi che l’aver mollato tutto -e al momento perfetto, tutto sommato- è stata la più grande salvezza della mia vita.

a essere rimasto lì avrei combattuto per oltre un ulteriore decennio innumerevoli battaglie contro alcolizzati, sadici, egocentrici, bugiardi. avrei la faccia piena di rughe, i capelli bianchi anzitempo, sarei certamente grasso e gonfio per lo stress, arrabbiato e sicuramente adotterei un linguaggio volgare e poco ortodosso ogni qualvolta mi si presentasse l’occasione di aprire la bocca.

le liti sarebbero state quotidiane, lo stress a livelli astronomici e, presto o tardi saremmo tutti finiti col chiamare avvocati (o la polizia) per porre fine in modo definitivo a molteplici questioni. e poi avrebbero vinto loro, il club di satana al gran completo, che gira e gira avrebbero trasformato ogni dispetto in innocente azione, con aureola in testa e tutto il resto.

alla fine me ne sarei andato (o comunque dovuto andare) con mille risentimenti, con meno soldi di quanti avrei voluto e l’astio che mi avrebbe divorato per gli anni a venire.

invece no, è andato tutto per il meglio, mollando tutto, dimostrando che non mi importava niente di niente, dimostrando che i loro soldi potevano (e possono) infilarseli tranquillamente nel culo, perchè tanto la vita, come poi è stato in effetti, è andata avanti (e tutt’ora prosegue) senza tutti loro, anzi, meglio.

spengo la luce, prendo le chiavi e mi dirigo verso la mia solita galera chiamata “ufficio”.

poteva essere peggio, mi ripeto, poteva essere molto, molto, molto, molto peggio.

crepate tutti malissimo.

Lifeguards

l’estate 2022 ha segnato senza dubbio l’importanza fondamentale che i bagnini giocano nelle mie estati, non solo dal punto di vista di divertimento e passatempo sotto il sole, ma anche come ancora di salvataggio disponibili praticamente sempre, per nove ore al giorno.

se ripenso all’estate in corso, ormai quasi al capolinea, non posso fare a meno di rendermi conto di quanto siano stati importanti per farmi arrivare oggi, ora, a scrivere che è stata davvero una estate perfetta.

la “compagnia dei vecchi” è stata completamente inutile, inutile come mai prima d’ora: non c’è stata praticamente la festa in spiaggia, non è stato fatto il bagno di mezzanotte, non c’è stata la pizza sul molo e, tolto tutto questo, non c’è stato assolutamente niente di alternativo, nessuna novità, nessun momento in qualche modo reso speciale. zero, nulla. bere, fumare, mangiare, dormire, aperitivo, rilassarsi, pisolini, giocare col telefono. dei cadaveri in rotta verso le 40 candeline che sono morti e sepolti come mai prima d’ora.

la “compagnia dei giovani” sta lentamente cadendo nel mood “puzza sotto il naso”, dai balli di gruppo mai fatti “perchè mi vergogno a mettermi in mezzo alla sala davanti a tutti” a LUKE, l’apice della puzza, che ha affermato osservando i maranza ballare che “è tutto molto triste”, come se la “tristezza” da lui percepita fosse correlata a un gruppo di neo ventenni che a colpi di musica trap saltavano e si spintonavano in allegria facendo tremare il locale. cosa avrebbero dovuto fare? restare seduti composti sulla panca del pub con un bicchiere di latte caldo in mano mentre recitano le preghiere della sera?

ad ogni mancanza di questi soggetti spuntavano i bagnini, fissi nelle loro postazioni, bramosi di chiacchiere e risate per farsi passare la giornata.

perchè alla fine il divertimento parte sempre dall’indispensabile necessità di evitare la noia a qualunque costo e in qualunque modo.

semplicemente.

Gli amici dei 5 minuti

poco più di 24 ore fa l’ultimo saluto ai bagnini, GIO e EMI, che tra due giorni finiranno la stagione e io non potrò più rivedere neanche nel weekend.

poco più di 24 ore e già i messaggi tardano ad arrivare, le risposte sono fugaci e io già ho capito che, chiusa la spiaggia e infilandoci centro fidanzate, studio, università, palestra, feste e spostamenti, la mia persona sarà dimenticata completamente nel giro di 5 giorni al massimo.

al solito i castelli in aria sono i miei progetti migliori, inventare amicizie profonde con gente che alla fine è “gente” da accatastare nel mucchio delle “frequentazioni” o “conoscenze” nel giro di qualche mese, quando arriverò finalmente a capire/convincermi che gli altri hanno una vita 12 mesi l’anno, piena e serena, mentre a fare il “morto di contatti sociali” con rapporti limitati a 20 giorni l’anno sono sempre, solo e soltanto io.

lontano dalla spiaggia, lontano dal cuore.

Ai morti non interessa

la messa è stata breve, afosa, desolata. esattamente un anno fa oggi veniva a mancare IL VEDOVO e il 1° di settembre si sono svolti i funerali.

e lì, davanti alla bara aperta, a pochi centimetri da lui, l’uomo che nella vita ha fatto sempre, solo e soltanto del bene a chiunque, mi sono stretto tra le lacrime e ho chiesto una cosa che davvero ho a cuore, per svoltare la mia vita in maniera definitiva, rapida, sicura: vincere al superenalotto.

in vita, lui, ma anche lei, mi avrebbero dato e fatto di tutto e anche di più pur di vedermi felice e il fatto che dopo 1 anno dalla morte di lui e quasi 3 da quella di lei nulla sia cambiato, mi fa solo pensare che oltre la morte non ci sia nulla e che un qualche dio, ammesso che esista, fissa regole del cazzo per rovinare la vita a chi vorrebbe fare altro nella sua vita, stabilendo cazzate come il libero arbitrio, il fato, la casualità, tutto condito con la fesseria, in questo caso, di avere fede.

“abbi fede”, cieca, incondizionata. tutto capita per caso, ma dio potrebbe farti inciampare in un miliardo di euro domani mattina, eppure se non succede liquidiamo la cosa come “non è destino” o “dio ha altri progetti”. oppure, semplicemente, è come sostiene DAN: “dopo la vita non c’è un cazzo, la morte è semplicemente la fine e sono solo certe persone, troppe, a credere che ci sia altro per una illusoria consolazione di qualcosa di mai visto “oltre” la fine dell’ultimo respiro”.

in palio questa volta c’è una cifra terrificante: 262.200.000 di euro.

vincerli sarebbe la vendetta perfetta nei confronti di praticamente chiunque io conosca. sarebbe un pugno potentissimo in faccia a IL PORCO, perchè diventerei immensamente più ricco di lui, arrivando a potermi permettere praticamente qualunque cosa, senza che, a differenza sua, debba passare per una banca o cavilli burocratici.

sarebbe una perfetta vendetta per ZEUS e L’APATICA CONTESSA, i tirchissimi titolari che concedere aumenti anche dopo 20 anni di servizio non se ne parla. in un istante, senza nessuna fatica o investimento, avrei in mano più del doppio del loro fatturato più alto, mangiandomi vivi loro e i 70 anni di storia aziendale.

potrei pagare la ristrutturazione di casa, qualcuno che venga a pulire, assicurandomi assistenza per quando sarò vecchio, arrivando alla fine dei miei giorni circondato dalla bellezza pagando altri per crearla, custodirla, mantenerla.

per LEI sarebbe una badilata in faccia: basta ricatto del lavoro, corse inutili, stress, agitazione. sarei a casa a grattarmi le palle così come lei fa da secoli. tutti insieme sotto lo stesso tetto a non fare nulla, pagando domestici per mandare avanti la casa, senza drammi, stress o altre cazzate.

sarebbe il riscatto dei 7 viaggi persi in altrettante estati, più o meno come altrettanti viaggi che organizzerei a natale e capodanno o nei mesi “stupidi” come novembre o da febbraio ad aprile.

basta obblighi, basta ricatti, basta doveri. padrone della mia vita, senza catene.

la parente mi amava, il vedovo mi adorava. se fossero qui ora, testimoni invisibili in questi ultimi mesi recenti della mia vita, scriverebbero i sei numeri vincenti a caratteri cubitali sul muro del salotto e domani sera incasserei 262.200.000 di euro e la mia vita diventerebbe automaticamente meravigliosa. o almeno non dovrei più preoccuparmi di circa 1.286 problemi che oggi affliggono (o affliggeranno) la mia vita.

parte dei soldi sarebbe considerata come un rimborso di tutti i soldi mai guadagnati, rubati o non corrisposti dai vari capetti o datori di lavoro. bum! in cinque minuti recupero i soldi persi in decenni di schiavismo.

ma evidentemente dopo la morte non c’è nulla e siamo solo noi vivi a credere nelle favole sull’aldilà. e me ne fotto dei miracoli e di tutte le altre stronzate: se fossero al mio fianco da sempre vuoi dirmi che in 24 mesi nessuno ha mai mosso un dito per farmi vincere?

sciocco ragionamento, lo ammetto, ma nella pratica, se chi è andato oltre non aiuta chi resta, a cosa servono preghiere, candele, messe, fotografie e altarini vari, se poi, alla fine, saremo tutti chiusi in una scatola di legno con la stessa utilità pratica di un sasso a bordo strada?