La casa dei sogni

l’attico è stato venduto. qualcuno con 1 milione di euro è entrato in agenzia e lo ha comprato.

per mesi ho fantasticato l’idea che fosse mio, divertendomi a riarredarlo col pensiero, facendo a pezzi l’orrenda carta da parati, l’armadio a muro, la lurida vasca idromassaggio sul terrazzo e bruciando gli orrendi comodini a ceppo.

lo avrei ridipinto, avrei scelto colori più “marini”, mobili in legno chiaro, quadri grandi e colorati, arredi semplici ma funzionali, proporzionati agli spazi. e avrei arredato la meravigliosa terrazza, uno spazio gigantesco da 122 metri quadrati da riempire con grandi vasi di verdissime piante, luci a filo, arredi moderni e poche altre cose.

e sarei salito lì al tramonto, con una bibita in mano, scalzo, passeggiando per lo spazio che separa la porta dalla ringhiera, mi sarei affacciato, ammirando il porto dall’alto, l’infinito orizzonte oltre la città, sospirando, sorridendo, abbandonandomi alla morbida sensazione che solo il poter possedere una simile meraviglia può darti.

mi sarei sentito importante, mi sarei sentito realizzato, perchè quell’appartamento significava l’aver avuto la possibilità di possederlo e quindi di avere in tasca soldi quanto basta a potermi godere la vita senza sottostare a contratti e buste paga.

tutto finito, invece. ora ci sarà un’altra persona su quel terrazzo, qualcun altro che arrederà, colorerà, sceglierà tutto con cura. qualcuno che salirà al tramonto con un bicchiere in mano, guarderà l’orizzonte e sorriderà pensando a come, fatti alla mano, la vita tutto sommato col denaro è decisamente più facile.

peccato.

desideri infranti ne abbiamo?

Dei pensieri

passeggio per viali e piazzole, guardo la luce che illumina gli alberi quando il sole inizia a scendere, le foglie verdi che stanno per ingiallire, qualcuna già secca, a terra.

ogni passo un sospiro, veloce e secco, tra il recente passato e quello più lontano, fatto di gioventù e gente che oggi non c’è più, chi scomparsa due settimane fa, chi 20 mesi prima.

il gelato della sera, la passeggiata dopo cena, la cabina telefonica, col gettone prima e la tessera poi, col cellulare dopo ancora, più comodo e pratico ma che ha fatto finire l’epoca delle code in “ufficio telefono”, pure questo smantellato perchè ormai obsoleto. il pesante ombrellone verde, la stuoia rovinata, il calore rovente della spiaggia senza passerella tra rovi e recinzioni decadenti.

il giornalino letto mangiando pane sulla sedia a sdraio furbamente rinforzata, all’ombra di qualche albero, in attesa che il calore passi e si potesse tornare a girare in bicicletta, quella giallo con il sellino blu, finita in soffitta e poi presumo buttata perchè arrugginita o qualcosa del genere.

la roulotte, l’odore di plastica e legno, la pioggia che sbatteva tutto, il vento che gonfiava la veranda, il materassino verde, il salvagente grigio, il sapore del sale, le notti col sudore che incollava le lenzuola.

le porte gialle dei bagni, i mattoni rossi con l’omino pitturato sopra, le stradine di terra battuta, la pineta buia e umida.

un mondo di luoghi, cose e persone che non esistono più ma che io continuo a vedere e percepire, perchè sono tutte ancora lì, tra ricordi a brandelli ma ancora buoni e vividi.

un passo alla volta pensando, piangendo sotto gli occhiali da sole, che lì, in mezzo al nulla, io ho tutto e che fuori, in mezzo a tutto, io non ho nulla.

assurdo?

Della fine

domenica i saluti finali. metà dei bagnini tornano a casa, contratto finito, stagione chiusa.

EMI e SEBA (nuovi amici 2021) sono volati a km da qua in cerca di appartamenti e università. DAN tornerà in sicilia a fine mese (più o meno) e pare che di fare altre stagioni non se ne parla. DYL non so, penso che non tornerà neanche lui, ma tanto è lontano dal campeggio e quindi non ci siamo praticamente mai visti.

SPALLE si è licenziato a luglio per andare in fabbrica, anche se non ho mai capito dove. pare a fare dolci. è stato licenziato il mese successivo e ora cerca altro. altre info non ne ho avute, tutto avvolto in silenzi di messaggi mai risposti e in una marea di balle che racconta in giro a tutti, vaneggiando di straordinari pagati 100 euro e stipendi da 3000 euro al mese per fare l’operaio.

CRISTIAN chiuderà la stagione “e poi basta”. lo ha detto anche lo scorso anno e poi è tornato a bordo piscina, con 10 kg in più, ora per sua fortuna smaltiti. LOLLO (carretto) si è licenziato mesi fa dopo che il boss -fuori di testa- lo aveva quasi menato. ora lavora al ristorante di un hotel e tra 6 giorni è finita anche per lui. SCARPA è in fabbrica a dire che è tutta una merda, in spiaggia non ci è più tornato anche se a mio avviso un po’, tutto sommato, gli manca.

BAGNINA MORA non ha mai risposto, non la sento da mesi. per me può crepare anche domani, una stronza simile raramente l’ho trovata in vita mia e di stronze ne ho avute per le mani parecchie.

LUCAS tornerà la stagione prossima, pare. BAGNINO invece mi ha dato due baci per salutarmi, gonfio come non mai, ingrassato di almeno 15 kg e perennemente fatto di qualcosa. gli ho detto di mettere giudizio e di riguardarsi, parole al vento dette a una persona che da 3 mesi dice che quella che ha in bocca è l’ultima sigaretta e poi ne accende un’altra, pesante, subito dopo. non tornerà in spiaggia la prossima estate, col lavoro di bagnino ha chiuso. credo sia la quarta volta che lo dice e poi, a parte un anno, è sempre tornato a vestire di rosso.

il manutentore gay si è dimesso. 13 anni di fedele servizio finiti nel cesso dopo che per l’ennesima stagione le cose sono state gestite a cazzo di cane. ora torna a fare il falegname, lavoro ben pagato ma anche rischioso, dato il mercato. forse sarebbe stato meglio stringere i denti e restare al campeggio, che tra 2 settimane chiude tutto e partono i lavori invernali e credo con ritmi ben più rilassati.

affari suoi, grazie di tutto e tanta fortuna.

TANI (carretto) tornerà al suo paese la prossima settimana. deve studiare e tutto il resto ma tornerà la prossima estate.

chi ho dimenticato? credo nessuno.

è finita così.

il prossimo sarà l’ultimo weekend dato che il successivo, della chiusura, come faccio da qualche anno a questa parte lo vorrei evitare. è triste vedere tutto vuoto e sapere che nessuno arriverà a breve a riempire quei vuoti.

e poi da fine mese partirà il conto alla rovescia: 7 mesi di sospiri, attesa e aspettative.

che estate sarà la prossima?

Dei piccolo momenti di rabbia

20 minuti per farne 10 di strada. a metà strada sale un colpo di rabbia, parlando coi morti, discuto con loro.

accendo candele, prego, chiedo miracoli, parlo davanti alle bare aperte, faccia a faccia col cadavere per chiedere aiuto, miracoli, live, dal vivo, baciando quella fronte fredda che un istante dopo sarebbe sparita prima sotto un coperchio di legno, poi chiusa dietro una lastra di cemento.

chiedo di vincere, chiedo soldi, chiedo libertà.

porto il tagliando al cimitero, leggo i numeri, più volte, nel caso i morti ci sentissero poco, li ripeto, mille volte, tra l’eterno riposo e l’ave maria.

mille raccomandazioni, spiego bene, ripeto, dico e torno a dire, chiedo e torno a chiedere.

cosa costa a loro fare uscire sei numeri del cazzo? cosa cambia a loro, nell’aldilà, a migliorare per sempre la vita di chi, ancora qui, qui deve restare?

assurdo.

assurdo poi, si penserebbe, di tutta questa pantomima di miracoli, morti e candele. magia nera, quasi. poi però spiego, parlo di cose serie. parlo di 2 annunci al mese sui giornalini, 2 annunci al mese online, 2 nei quindicinali. parlo di 164 annunci all’anno, per oltre otto anni. quanto fa 164 per 8? ve lo dico io: 1.312.

1312 annunci, ovunque, anche di più se conto che all’inizio per buona parte erano anche 3 o 4, diversi, poi ridotti a due quando è stato palese che nessuno chiamava.

oltre 1300 annunci e si e no 4 colloqui in 8 anni, gli ultimi due anni fa, prima ancora sono passati secoli. offerte di merda, proposte ridicole, aziende in culo al mondo, roba da finire lo stipendio tra meccanico e benzinaio, per non parlare delle ore di vita perse nel traffico.

agenzie mute, CV buttati nel cesso senza risposta da parte di nessuno. faccio web nel 2021 e invece di vedere le ditte fare a botte per avermi non trovo nulla.

quindi si, meglio pregare i morti e accendere candele sperando mettere le mani su 80 milioni di euro e farla finita.

assurdo? no, una realtà vuota come un’altra.