L’arte di buttare i soldi

IL PELOSO ha fatto un nuovo acquisto. siccome in ufficio ha un collega che al telefono urla e da 14 anni i grandi capi non hanno fatto nulla per metterlo a tacere (o assegnargli un ufficio chiuso tutto per lui) ha deciso di investire dei soldi in un fantastico paio di cuffie che -pare- oltre a trasmettere musica annullano i rumori esterni.

costo di tale tecnologia: 300 euro.

sarebbero bastate un paio di cuffiette da 15 euro, ma vuoi mettere l’orgasmo di buttare milioni di dollari in puttanate?

come al solito, tra l’altro.

contento lui.

Sesso per hobby

MISS GIOSTRINA lavora come jolly in fabbrica, passata di ruolo da operaia in catena a sostituta tuttofare spostata all’occorenza ovunque serva. e non sapere ogni giorno dove sarà messa e cosa dovrà fare ovviamente non le va a genio.
per il resto non c’è modo di parlarci al telefono e chiederle di uscire nel fine settimana è ovviamente escluso già dal sottoscritto che al mare specie per lei di certo non rinuncio.

gli ultimi tentativi di chiamarla -senza risposta ovviamente- sono stati rifiutati con la risposta “sono in compagnia”, “sono da una amico”, “mi vedo con una persona”.

cancellato il lockdown la passera è tornata in piena attività e tra scopate in fratta e pompini sui sedili posteriori di auto a caso immagino se al stia letteralmente godendo non poco.

l’idea di mollare casa di mammina e andare a vivere da sola è ancora sul tavolo ma alla soglia dei 40 con anni di risparmi bruciati in giostre e concertini e anni senza lavorare “perchè a casa solo libera di andare dove voglio e non perdere un secondo di parchi divertimenti” e altre cazzate, dubito fortemente che spiccherà il volo tanto presto.

ovviamente, lo ha già dichiarato, la casa le serve per poter scopare in un comodo letto senza doversi accontentare di furgoni, camper e sedili posteriori.

una donna di classe.

Delle lacrime che non ricordo

LA TONTA è ancora nella fase del lutto e certamente sarà ancora arrabbiata con “mr nessuno” che ha contagiato la madre facendola morire nel giro di un mese.
non risponde ai messaggi ma l’ultima risposta è stata abbastanza chiarificatrice circa il momento in corso.

“quanto è morto mio papà ho sofferto tanto ma adesso proprio mi manca la terra sotto i piedi. è una sensazione che non è facile spiegare a parola, vado avanti ma è tutto una merda”.

i padre è morto 10 anni fa e ricordo bene di non aver visto una lacrima sui volti di nessuno. sembrava fosse morto un vicino di casa, di quelli che c’era l’abitudine di verlo spesso, momento triste, ma non è che ci vado a piangere. adesso a 10 anni di distanza “ha sofferto molto”, cosa che a me non è mai risultata tanto che, appunto, lo confermo ancora oggi tanto all’epoca mi fece stranire la cosa.

comunque.

“manca la terra sotto i piedi”, ma guai a lasciare la bambina per andare a negozi o da ikea. a cosa serviva dunque “la nonna”? poi per carità, un genitore è sempre un genitore, non discuto, ma all’atto pratico cosa le manchi fisicamente non mi è chiaro. mancheranno le telefonate o i pranzi del fine settimana, perchè per tutte le altre cose che io sappia non è mai stata chiamata in causa ne hamai voluto (o le è stato permesso) di essere attiva in qualunque senso del termire. ripeto: cosa manca allora adesso che a mancare fisicamente è appunto lei?

misteri. ma non della fede.

Mi senti?

venerdì scorso durante il viaggio verso il mare, nel silenzio della macchina, ho iniziato a pensare alla fede e ai cosiddetti miracoli.
in vita la parente avrebbe dato la vita per me. dunque come è possibile che ora che è lassù non ci siano cambiamenti positivi, immediati e straordinari sui quali poter contare? discorso sciocco ed eogistico si potrebbe pensare, ma se neanche chi muore e ti ama non può fare nulla per te da lassù, allora a cose servono preghiere, messe in ricordo, candele, cerimonie e fotografie per casa? se una persona che ami viene a mancare si suppone che ovunque ora si trovi lei/lui possa fare qualcosa a livello pratico per te. e non parlo di trovare un parcheggio gratuito in pieno centro un giorno che hai fretta di andare per shopping o uffici. parlo di miracoli veri, di cose che per magia iniziano a girare bene, qualcosa di inaspettato che senza spiegazione logica alcune inizia a volgere a tuo favore.

insomma a cosa serve morire se poi ai vivi non resta nulla? e se lassù è meglio di quaggiù come da sempre predica la chiesa, noi qui allora cosa restiamo a fare? a lavorare per 50 anni per far arricchire ancora di più chi lo è già troppo? a pagare tasse, timbrare cartellini, consumare auto e tonnellate di benzina per correre dietro ai capiricci del cazzo di padroni, capi, mogli e figli. che senso fa vivere, allora?

ad ogni modo la domanda sul piatto era molto chiara: se chi ti ama muore come può, potendo, non darti una mano? come può non dare un segno, farti sapere in un modo qualunque che “io ci sono, ti vedo e ti proteggo”?

storia triste ma vera, domanda logica, ritengo.

venerdì sera ho giocato al superenalotto nella ricevitoria sotto casa. un euro, 6 numeri presi dalla schedina compilata mesi fa, gli stessi numeri che riguardano la parente e altre cose.

ho vinto. ben 5 euro. quante possibilità c’erano che proprio il giorno delle mie preghiere, proprio il giorno dove la fede (o come la volete chiamare) è venuta meno, di beccare due numeri su 90?

un segno? o forse una semplice presa in giro: potendo fare la magia e regalarmi 5 euro, non sarebbe stato meglio impegnarsi un po’ di più e regarmi un 6 con relativi 30 milioni in palio. così resta una fede a metà: il dubbio di una casualità ma mai la certezza di una svolta che, nel dubbio di una sera, potesse cambiare materialmente la mia vita.

un 6 pieno sarebbe stato un regalo dall’aldilà, non ne avrei parlato con nessuno ma sarebbe stato il segno equivocabile che lei è presente, mi ascolta, mi aiuta, mi ama ancora, c’è e sempre ci sarà, fino alla fine.

mai una gioia, o almeno, mai una gioia intera, in questo caso.

Buongiorno caffè

si è rotta la macchina del caffè in ufficio e qua la gente si comporta come un tossicodipendente in astinenza da anfetamine.
spero che il mio prossimo impiego preveda ufficio singolo, porta chiusa e silenzio assoluto, che dopo 11 anni di questo pollaio ne ho onestamente i coglioni pieni.
strapieni.