La morte in scena

20 mesi fa si spegneva la parente e da 20 mesi (e prima ancora, per altri 12) andava in scena lo show di LEI e del suo “faccio tutto io”.

di fatto ha curato entrambi fino alla fine, la parente prima e il vedovo poi, attivandosi e preoccupandosi che tutto fosse fatto e pronto, questo si, è vero. dall’altra parte però la mano è sempre stata ben calcata quando si trattava poi ri raccontare ciò che veniva fatto, ingigantendo le cose perchè alla fine “la morte va in scena e sul palco, con l’occhio di bue ben puntato, deve per forza esserci LEI”.

sofferenza e dramma della morte e delle conseguenze o semplicemente quello che ha portato ad essa passano banalmente in secondo piano: LEI è protagonista dello show, la donna snobbata dai parenti che si è fatta carico al 100% di tutto e tutti, mandando a monte per l’ennesima volta, per esempio, i piani vacanza che più di qualcuno aveva sperato fino all’ultimo -dramma della morte escluso, ovviamente- di poter fare.

che poi si, ha fatto tutto LEI, tutto, dalla A alla Z, ma è stata sempre LEI che quando si è potuto ha sempre fatto rapide fughe al mare nel completo anonimato e guai a farne pubblicità con amici e parenti perchè tutto doveva restare avvolto nell’ombra pèr poterle permettere di potersi lamentare a 360° di qualunque cosa, passando forzatamente per la vittima totale dei forzati eventi, inevitabili.

insomma: s’è cuccata tutto il peggio ma quando si poteva è andata a far festa pure lei, ma si questo non si deve parlare in giro perchè lei vuole passare come vittima al 100%, sola e abbandonata a gestire il tutto.

con la parente lo show di telefonate e visite di parenti è amici con sfoghi e lamenti è andato avanti per mesi. ora è iniziato il bis, protagonista il vedovo, con tutto quello che è accaduto dopo, dai parenti che lo hanno abbandonato, alle bugie, alle ripicche e tutto il resto.

in tutto questo mi chiedo se a natale faremo o no un viaggio.

la vita va avanti.

Dei funerali

2020: due funerali.

2021: 20 mesi dopo, domani, un nuovo funerale.

tra chiese, ospedali, messe, medici, cimiteri, rosari, fazzoletti e fotografie da baciare e accarezzare ormai sembra che la mia vita sia un costante limbo tra un funerale e l’altro. ma d’altra parte il tempo vola e quando in blocco si arriva al capolinea non c’è altro da fare.

inevitabile.

Le carceri

primo giorno e me li immagino tutti lì a recitare la solita commedia del “abbiamo mangiato le ferie”, “abbiamo mangiato tutto”, “finito tutto”, “il tempo è volato”, ridendo e scherzando (a forza) per riprendere per l’ennesima interminabile, fastidiosissima volta, la commedia delle commedie: “vita d’ufficio”.

lo stronzo avrà già selezionato la sostituta de LA STAGISTA o sarà lì a programmare incontri e riunioni per dare l’annuncio o avvisare sullo stato di avanzamento dell’ennesima questione che al sottoscritto importa meno di un cazzo.

l’ufficio è per me una cosa talmente lontana e assurda che non trovo le parole per descrivere le mie sensazioni a riguardo, un luogo che nonostante abbia visto il mio culo su una sedia per 11 anni quest’anno è come se non fosse mai esistito talmente l’estate è stata piena di ogni tipo di divertimento, viva e semplice, tra amici, serate, mare, piscina, passeggiate, giochi e tutto il resto.

ora a casa in mutua fino al 10 settembre, altri 10 (+2 di weekend) giorni di pacchia totale con la fantastica occasione non solo di recuperare i giorni rubati dal lockdown alle mie ferie dal governo italiano ladro nel 2020 ma anche di perdere per una volta nella vita la fastidiosa commedia del rientro.

non ci voglio neanche pensare. spero che nei prossimi 10 giorni qualcosa di speciale e meraviglioso allontani da me questo calice.