Del pericolo di migliorare

i giardinieri hanno finito questa mattina i lavori in giardino. ora ogni pianta sembra stata masticata da un dinosauro ubriaco e la siepe è tagliata con più onde del mare.

“tanto in giro lavorano tutti così, anche a cambiare non si va in meglio”

e così con questa mentalità continuiamo a pagare anno dopo anno gente che magari, a vedersi togliere lavori, magari fa qualcosa per migliorare.

evviva l’italia.

Lontano dal mare

il campeggio ha chiuso lunedì e negli ultimi due giorni procedono a pieno ritmo le operazioni di chiusura delle piscina, con operai al lavoro per lavare ombrelloni e sdraio che poi andranno riposti in magazzino per tutto l’inverno.

intanto al mare splende il sole e non posso fare a meno di pensare che in questo momento a restare sepolto in ufficio io mi sto perdendo gli ultimi scampoli di sole e calore dei quali potrei beatamente godere se potessi tornare in campeggio a passeggiare tra spiaggia e viali alberati, lontano dalle fesserie dei soliti fessi e respirando aria buona, facendo movimento e guadagnando in salute e benessere, fisico e mentale.

venerdì sera tornerò al mare, passerò la notte in appartamento e poi inizierà ufficialmente l’inverno e torneranno le passeggiate solitarie tra il centro e la vecchia spiaggia, ammirando quel che resta della spiaggia estiva prima dell’arrivo del freddo e dei detriti che il mare lancerà a riva nei prossimi mesi.

tornerà il silenzio, tornerà il freddo, tornerà la mania di spostare vasetti e soprammobili in appartamento, tornando a domandarmi se e quando qualcuno tornerà a pulire quegli ambienti lasciati a se stessi con più o meno ragionevoli scuse da oltre 12 mesi.

(sospiro).

Non è ancora sera

la mia mente è dentro un circolo assurdo di pensieri surreali ormai da quasi due anni.

vorrei raccontare alla parente di come è morta. vorrei potermi sedere al tavolo della sua cucina, davanti alla solita bibita e al cioccolatino di rito e parlare di lei, di cosa è successo quel giorno. starei lì, davanti a lei come nulla fosse, a dirle che in poche settimane è dimagrita tantissimo, che ci siamo tutti preoccupati, che poi non mangiava più, che è arrivata una poltroncina reclinabile, che le cose poi sono andate sempre peggio e che il 3 gennaio 2020, a sera inoltrata, si è fatta il segno della croce ed è morta.

mangerei il cioccolatino, berrei un sorso della mia bibita e discuteremo di questo. le racconterei poi del vedovo, dei pasti a casa, della cecità usata come “arma” quando faceva comodo, dei parenti che si sono sbattuti le palle, delle sceneggiate di LEI, dei drammi continui, gli sbuffi, la rabbia repressa (fino a un certo punto e solo fino a un certo momento) e, soprattutto, della battaglia scatenata dal vedovo che ha messo tutti contro tutti buttanto all’aria quasi mezzo secolo di pacifica e superficiale coesistenza.

e mi godrei la sua faccia, rattrappirsi al sentire certi discorsi, farsi seria e imbronciarsi, ripetere quello che aveva appena sentito come se fossi pazzo, aggiungendo il suo classico “ma stai neanche scherzando?” esclamato due toni sopra il suo normale volume.

e dirle dell’obitorio, dei giorni passati fuori dal frigorifero perchè nessuno ha avuto tempo e voglia di infilare il corpo nel congelatore, trovandolo poi il giorno del funerale a bara aperta con un volto incavato che non era più il suo e la mandibola caduta e sistemata alla buona da qualche operatore del settore.

e poi vorrei dirle del cane, tipo “sai che il cane è morto 20 giorni dopo di te?”, come se fosse una cosa normale, del raccontare un fatto triste e doloroso a qualcuno che da sempre aveva un minimo di qualche parola buona da dire.

e poi c’è il vedovo, anche a lui vorrei raccontare la sua fine, di quella sera in ospedale quando si è praticamente dissanguato. e del suo funerale, col cugino che non si faceva vedere/sentire da praticamente 2 anni, chino sulla fossa aperta a bara calata, avvicinarsi e dirmi “io quando l’ho trovato non parlava già più”. e la mia risposta: “io il vedovo me lo sono trovato visto e loquace settimane fa quando sono andato a trovarlo”. a differenza tua, avrei voluto aggiungere, che ti sei lavato il cazzo per 24 mesi e ora fai le lacrime di coccodrillo su un corpo freddo del quale non ti è evidentemente mai interessato.

e vorrei raccontarle la mia estate, mostrare i miei fiori, l’auto nuova, i capelli radi, i kg persi in campeggio, l’abbronzatura, dirle che al lavoro mi rompo sempre più le palle, che la collega pettegola è andata via e mille altre cose, dai vaccini ai no vax e magari prendere l’auto e andare al mare a mangiare una pizza “grande e piena di roba” che a lei (e lui) piaceva tanto.

di fatto non comprendo ancora la loro assenza. per me lei è sempre dove è sempre stata e lui è ancora nella sua cucina a guardare fuori dalla finestra l’attesa della sera.

e la sera per loro è arrivata da un pezzo.

ma per me fuori ancora splende il sole.