E uno

primo giorno di lavoro.

traffico a dir poco osceno, 20 minuti per 10 di strada, robe da piangere a pensare al PARADISO che avevo a disposizione in zona rossa, quando tutti i bimbetti erano chiusi in casa in DAD e non c’erano autobus e puttane in giro per le strade.

arrivo e nessuno chiede nulla, solo “bentornato” e buonanotte. un sogno!

casella email piena di messaggi, tutte puttanate che ormai vecchie di oltre 2 settimane sono dimenticate o già state evase. e anche messaggi de IL POPPANTE che per non smentire la sua fama di spacca coglioni ha ben pensato di attaccare briga ricordandomi di dover sempre firmare con il mio nome le mail che invio dalla casella “info” “perchè così sappiamo chi le ha scritte”. fottuta testa di cazzo: da almeno 5 anni la gestisco io quella casella, chi cazzo vuoi che risponda alle persone? il padre eterno? la puttana di tua mamma? sempre e solo io! a cosa serve la firma? coglione.

per il resto bene, tanto che l’umore da scazzo e fancazzismo al momento regna sovrano, tutta gente che timbra il cartellino e manda avanti le solite 4 cosine, giusto per tirar sera.

8 ore di lavoro comunque sono durate una eternità, roba che in campeggio in due minuti era già il tramonto, col sottoscritto che a ogni ora controllava l’orologio sospirando. “qua ero appena sveglio, qua ero appena arrivato in campeggio, qua ero a fare colazione in riva al mare, qua ero in attesa della pizza, qua ero in spiaggia a camminare, qua in piscina, qua in doccia, qua a chiacchierare, qua a passeggio”. eccetera.

ora sono solo “qua”. a rompermi i coglioni.

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